Esistono innumerevoli definizioni del termine Citizen Science (CS), o di “scienza partecipativa”, come spesso viene indicato in italiano. Secondo il gruppo di lavoro svizzero sui principi della scienza partecipativa, il termine Citizen Science indica «una metodologia di ricerca che consente alle persone coinvolte (citizen scientists) di produrre conoscenze scientifiche in dialogo con scienziate/i”. Le "citizen scientists" o "persone coinvolte” sono persone non impiegate in un’istituzione di ricerca e che, però, collaborano a un progetto scientifico in modo volontario e senza retribuzione. La scienza partecipativa, in questo modo, apporta un valore aggiunto alla ricerca e alla società e favorisce l’apprendimento e la comprensione reciproci.
La scienza partecipativa è applicata nelle scienze umane e sociali, nelle scienze naturali, così come nelle scienze tecniche e mediche. Le persone provenienti dalla popolazione e scienziate e scienziati collaborano in maniera stretta su questioni molto diverse, come ad esempio:
• Come evolvono i dialetti nel corso del tempo?
• A quale velocità i suoli rilasciano CO₂?
• Quali danni causano le inondazioni?
• Come si parla di sessualità?
• In che modo il livello individuale di glicemia è legato all’alimentazione?
La ricerca può svolgersi in collaborazione con enti scientifici e pubblici come università, musei o altre istituzioni, ma anche attraverso iniziative private di persone e organizzazioni. La curiosità e il fascino per determinati temi e processi di ricerca portano alla creazione di conoscenza condivisa.
Esistono altri approcci partecipativi nella scienza che non sempre possono essere distinti chiaramente dalla Citizen Science, come ad esempio la transdisciplinarità. Molti di questi approcci vengono applicati nel campo della ricerca sullo sviluppo sostenibile, in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) dell’ONU.
I progetti in cui i volontari non partecipano attivamente alla ricerca non sono generalmente considerati parte della scienza partecipativa. Sondaggi e altre forme di raccolta di dati scientifici, in cui il grande pubblico fornisce informazioni sui propri comportamenti, preferenze, ecc., non sono solitamente classificati come parte della scienza partecipativa.
Lunga tradizione
La ricerca esiste da molto più tempo delle università come le conosciamo oggi. Quando nel tardo Medioevo vennero fondate in Europa le prime università, esistevano già ricercatrici e ricercatori che partivano per spedizioni, senza il sostegno delle istituzioni accademiche. La scienza partecipativa è una forma ancestrale di ricerca accademica.
Nel 1815 in Svizzera venne fondata la Società elvetica di scienze naturali, un’associazione svizzera di ricercatrici e ricercatori amatoriali, che aprì la strada all’attuale Accademia svizzera di scienze naturali (SCNAT). Parallelamente, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, la scienza iniziò a professionalizzarsi. Questo portò alla fondazione di numerose università e modificò la ricerca in modo tale che la partecipazione e l’accesso dall’esterno divennero molto difficili.
Con l’emergere delle controculture alla fine degli anni ’60, si levarono le prime critiche rivolte alle scienze per la loro mancanza di apertura e trasparenza, così come per la scelta di temi considerati lontani dalla vita quotidiana. Nei decenni successivi, persone toccate dalla questione iniziarono a fare ricerca su temi sociali come l’inquinamento ambientale o la salute femminile, mostrando che dati rilevanti erano stati trascurati da parte della comunità scientifica. Ciò favorì una maggiore partecipazione pubblica nelle scienze e può essere considerato un precursore della Citizen Science. A metà degli anni ’90, Alan Irwin e Richard Bonney introdussero il termine “Citizen Science”. Il primo mirava a rendere più democratica la politica della scienza; il secondo intendeva coinvolgere nei progetti di ricerca volontari provenienti dal grande pubblico considerandolo anche uno strumento per migliorare la comprensione della scienza.
Ampio spettro
Oltre all’ampiezza dei contenuti nelle varie discipline scientifiche — che spaziano dalla raccolta di dati meteorologici per la climatologia fino alla alla creazione delle fiabe di domani — nella Citizen Science esiste anche un enorme spazio metodologico. Nella nostra pagina dedicata ai progetti attuali è possibile scoprirlo concretamente. Oggi, la digitalizzazione ha, inoltre, aperto ulteriori possibilità di collaborazione. Le tipologie di progetti di Citizen Science sono molteplici e il coinvolgimento dei volontari può avere modalità e implicazioni molto diverse. La classificazione forse più diffusa (p. 11) distingue tre livelli di partecipazione: contributivo, collaborativo e co-creativo. Nei progetti contributivi, i cittadini coinvolti raccolgono e forniscono principalmente dati. Nei progetti collaborativi, partecipano alla valutazione, alla progettazione della ricerca o alla diffusione dei risultati. Nei progetti co-creativi, sono coinvolti in tutto il processo di ricerca. Il grado di partecipazione più adatto dipende dalla domanda di ricerca. In linea di principio, gli scienziati del grande pubblico possono partecipare a ogni fase del processo di ricerca
Potenzialità
I progetti della scienza partecipativa non generano solo nuove conoscenze, ma favoriscono anche l’apprendimento reciproco tra tutti i partecipanti. Permettono il dialogo e lo scambio sociale, nonché lo sviluppo di strumenti organizzativi. I partecipanti acquisiscono quindi nuove competenze mentre svolgono un lavoro significativo e rilevante per la società. In questo modo possono contribuire sia alla soluzione di problemi locali sia al raggiungimento degli OSS (SDGs, Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU).